Anna Leach e Olivia Boyd Alla grande festa annuale del settore degli smartphone a Barcellona, tra gli argomenti all’ordine del giorno dei colossi hi-tech c’erano il rilancio del Nokia 3310, il nuovo scanner di impronte digitali di BlackBerry, il casco virtual reality di Samsung. Ma c’è un altro tema, meno fascinoso, che le società affrontano con riluttanza. Vale a dire, il destino dei loro dispositivi quando i consumatori li scartano. A fine febbraio, Greenpeace interruppe una conferenza stampa Samsung come protesta contro la mancanza di un piano per il riciclo del modello difettoso Galaxy Note 7, ritirato l’anno scorso a causa del rischio incendio. Secondo Greenpeace Samsung ne deve smaltire 4,3 milioni. Successivamente un portavoce Samsung informò che la società è al lavoro “per garantire un piano responsabile di smaltimento” dei telefoni obsoleti, dando la priorità alla sicurezza e all’ambiente. Ma se la montagna di Galaxy Note 7 finiscono come gli altri nostri smartphone, computer e tablet, quale sarà il loro destino? Mandare l’e-waste all’estero Dall’inizio del 2017, secondo The World Counts, un sito che conteggia in tempo reale l’e-waste, cioè la portata dei rifiuti elettronici, abbiamo gettato più di 6,4 milioni di tonnellate di prodotti elettronici. Solo una piccola parte verrà riciclata in modo adeguato: meno di un sesto dell’e-waste scartato nel mondo nel 2014 fu gestito in modo appropriato, dicono all’Onu. I livelli di riciclaggio dei prodotti elettronici sono bassi anche nei paesi sviluppati, con infrastrutture all’avanguardia. Gli Usa hanno riciclato solo il 29{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} delle 3,4 milioni di tonnellate dei rifiuti elettronici prodotti nel 2012, secondo la Environmental Protection Agency; la parte residuale fu conferita in discarica o bruciata. “I nostri tassi di riciclaggio in campo elettronico sono disastrosi”, dice Jim Puckett, ceo e fondatore dell’ong Basel Action Network (BAN). Le sue stime indicano che nella migliore delle ipotesi, si ricicla il 5{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} dei metalli adoperati nei prodotti elettronici. Quando i prodotti vengono consegnati per il riciclo, una parte finisce in hotspot informali di riciclaggio in paesi in via di sviluppo, come ad esempio Accra in Ghana o alcuni regioni della Cina meridionale, dove vengono smontati in ambiti non controllati, spiega Puckett. Secondo le cifre Onu, fino al 90{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} dell’e-waste del mondo viene scaricato illegalmente. “Mandiamo tutto verso i paesi in via di sviluppo che sono meno dotati di infrastrutture e attività efficienti di riciclaggio”, osserva Puckett. In un esperimento recente, BAN ha installato dei dispositivi GPS su 205 stampanti e monitor vecchi per vedere che fine avrebbero fatto. Tra i prodotti consegnati per il riciclaggio, il 40{f94e4705dd4b92c5eea9efac2f517841c0e94ef186bd3a34efec40b3a1787622} venne spedito all’estero, per la maggiore parte in Asia. BAN ne ha seguiti 37 a Hong Kong, dove ha trovato operai al lavoro in discariche informali che smontavano manualmente i dispositivi elettronici. Questo tipo di gestione non regolamentata comporta conseguenze severe per l’ambiente e per la salute umana, tra cui l’inquinamento atmosferico quando i circuiti stampati vengono riscaldati per estrarre i metalli, l’inquinamento del suolo quando le sostanze chimiche penetrano la terra, e l’inquinamento dell’acqua quando sostanze tossiche entrano nelle falde. Valore perso Inoltre, il mancato riciclaggio genera sprechi di sostanze preziose come l’oro, il rame e il platino. Di conseguenza, non solo si estraggono nuove risorse senza una vera necessità, ma si crea uno spreco finanziario a causa delle opportunità di riciclaggio non sfruttate. I ricavi potenziali derivanti dal riciclo dei rifiuti elettronici in Europa nel 2014 ammontavano a ben 2 miliardi di euro, secondo le stime del centro per l’energia, l’ambiente e la sostenibilità della Sheffield University. Alcune imprese, tra cui Microsoft e Dell, hanno cercato di gestire la propria impronta e-waste stabilendo partnership con organizzazioni come Goodwill, che vende o ricicla i prodotti elettronici ricevuti in dono. Nel 2016 Apple ha presentato un robot per il riciclaggio di nome Liam, che pare riesca a smontare un iPhone in 11 secondi. Tra le idee più recenti, c’è un programma di compensazione dei telefoni mobili lanciato da Sims Recycling Solutions e dall’impresa sociale olandese Closing the Loop, che si sono impegnati a togliere un telefono da una discarica, per ogni cellulare utilizzato dai clienti aderenti al programma, tra cui ING Bank. Puckett ritiene, però, necessario un cambiamento a livello sistemico. Per far fronte agli ingenti volumi di prodotti elettronici scartati, ritiene che si potranno ottenere veri progressi solo da incentivi commerciali ideati per allungare la vita dei prodotti elettronici. Ad esempio, un sistema in cui i prodotti venissero distribuiti con il metodo del leasing, anziché acquistati e venduti, spingerebbe le imprese a farli durare il più a lungo possibile. Fonte: https://www.theguardian.com/sustainable-business/2017/mar/01/samsung-greenpeace-what-you-need-to-know-e-waste-smartphones-recycling   Postilla di aggiornamento (14.30, 27/04/2017) Con un comunicato stampa del 27 marzo Samsung ha annunciato un piano di “riciclo” dei Galaxy Note. Il piano prevede lo smontaggio ed il riutilizzo delle componenti non problematiche (camera ed altre componenti), il riciclo dei metalli e la reimmissione del device nel settore dei ricondizionati o del rental.  ]]>